venerdì, 03 agosto 2007

Sono pochissimi quei piccoli gesti che sanno riempirmi il cuore di gioia pura.

Un gesto semplice, ma solo a pensarci mi viene quasi da piangere!

 

Mia sorella che parte per una settimana di ferie, entra in camera, dice “ciao Clà, chiamami ogni tanto!”, mi prende la testa fra le mani e mi dà un bacio sulla fronte.

 

Mi sono sentita bambina. E non mi capitava da tantissimo.

Fortunatamente questi momenti capitano di rado. E meno male, non so se il mio cuoricino reggerebbe a lungo scariche così forti di affetto, puro.

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venerdì, 03 agosto 2007

Succedono cose strane quando, pur di lavorare, ti ritrovi a fare l’addetta vendita in un Ipermercato.

 

Succede che una calda sera di maggio, causa invasione alpina, ti trovi senza macchina per andare e tornare da lavoro ed un collega sorridente ti offre un passaggio in motorino. Succede che, sotto casa, inizi a chiacchierarci un po’ e succede che vi mettete d’accordo per uscire quella stessa sera.

Le cose strane succedono, però, quando continui a frequentarlo, uscendoci quasi tutti i giorni, stupendoti di quanto ti faccia bene la sua compagnia e cercando di ricordare da quanto non ti sentivi così bene con una persona.

Così dopo poche settimane, ad un tavolino di un pub farnetichi e fai discorsi strani, arrossisci e non sai come spiegare quello che hai dentro. Lui ti interrompe, ti sorride divertito da quanto sai essere impacciata in certe situazioni, ti prende la mano e dice: “Beh, vediamo come va. Senza forzare tempi e cose. Io sto bene, sei l’unica cosa che non mi dà preoccupazioni in questo periodo. Quindi vediamo come va!”.

Durante quel “vediamo come va” c’è un momento in cui senti dentro il driiin del forno che indica la cottura a puntino, lo senti così forte che hai paura lo sentano anche gli altri. Quella cottura che se lasciata a sé stessa è destinata ad un’inevitabile bruciatura, ma che in quel preciso istante non avevi messo in conto che arrivasse.

Il forno ormai aveva suonato.

 

Ma succedono cose ancora più strane, perché da un momento all’altro inizi ad apprezzare quel lavoro che tanto detesti. Inizi a varcare quella soglia con un sorriso a mille denti invece che col solito broncio. Inizi a sorprenderti nel pensare e nel dire “Io  a lavoro ci vado volentieri, anche se è estate, anche se fa caldo, anche se non posso andare al mare. Mi piace andare a lavoro”. E, credetemi, questa è una cosa davvero strana! Perché tra le corsie, gli scaffali e il magazzino c’era sempre quel volto famigliare, quel sorriso complice e quello sguardo sereno, sempre lì dietro l’angolo e sapevo che era solo per me. E andare a lavoro era un piacere.

 

Pensavo fossero cose strane, ma non sapevo che sarebbero cambiate prendendo una piega ancora più strana.

 

Succedono cose strane quando la storia improvvisamente finisce. E scade anche il suo contratto, così per un mese rimane a casa e non sei più costretta ad incrociarlo tutti i giorni, benedicendo per la prima volta i contratti a termine. E andare a lavoro diventa indifferente, una cosa come un'altra da fare.

 

Succedono cose ancora più strane quando un bel giorno di agosto non più tanto caldo, canticchi in magazzino in cerca di una scatola, la trovi e vittoriosa esulti. E mentre esulti per la riuscita dell’impresa che tutti avevano fallito prima di te [sì...lavorando in un ipermercato, a vent’anni, impari a gioire delle piccole cose] ti imbatti in quel volto che prima era famigliare e ora non lo è più, che prima aveva stampato un sorriso complice e ora tanta ingiustificata amarezza, quello sguardo che una volta era sereno e ora è solo freddo.

Ti sorprendi a fare i conti e dire “è già passato un mese?” salutarlo e scappare via, ricordando che hai lasciato a sé stessa quella cottura a puntino e che la bruciatura, nonostante tutto, è ancora viva. E fa male.

 

Succedono cose strane, ancora più strane e continueranno a succederne. Perché quando varchi la soglia di quell’ipermercato entri in una dimensione parallela, dove gli equilibri si decompongono e le percezioni si amplificano.

Ma, in fin dei conti, rientra tutto nella normalità, perché ora sono tornata a detestare quel lavoro che già prima detestavo. Ora con un’intensità sempre più pungente.

 

Si prospettano avvenimenti sempre più strani all’orizzonte di una semplice addetta vendita...

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giovedì, 02 agosto 2007

Non sono fan delle americanate.

Ma questa merita la mia approvazione. Americanata pura, ma geniale!

Incollata al sedile del cinema per due ore e mezza: sono arrivata, mi son seduta e così son rimasta per tutta la durata del film.

E quando sono uscita ho guardato la mia macchina con occhi diversi...

 

 

...desiderando che somigliasse anche solo vagamenta a questa:

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martedì, 31 luglio 2007

L’ultimo esame se n’è andato in una manciata di attimi, a dirla tutta mi è costato molto di più l’ennesimo viaggio Cuneo-Torino-Cuneo. Ma a cosa serve lamentarsi di Trenitalia quando sei una pendolare?

 

Ho concluso il primo anno [brivido], con qualche esamino indietro...ma tanto c’è ancora settembre...mera illusione di riuscire a dare 3 esami in pochi giorni. E anche qui lamentarsi non serve!

 

Inizia un periodo pacifico, sono in vacanza!

E visto che rimango ancorata ad un lavoro che si prospetta molto più sfiancante a livello psicologico di quanto non potessi mai immaginare [a breve il seguito di “succedono cose strane quando lavori in un ipermercato”], non si vedono viaggi all’orizzonte. Facendo 2+2 vegeto in un Cuneo caldo e noioso.

 

Ma non posso lamentarmi, vegeto in un periodo pacifico. Sereno.

Sono in vacanza!

[ancora per poco]

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venerdì, 27 luglio 2007

Avrei dovuto chiudere gli occhietti già qualche manciata di minuti fa, ma ci sono pensieri, tanti pensieri a cui, forse, vale la pena di dedicare ancora un pugno di secondi.

 

Sono un po’ di giorni, all’incirca una settimana, che un pensiero mi tormenta e mi ossessiona senza darmi pace. Mi salta in mente per ogni azione che faccio, ogni gesto, ogni riflessione. È sempre lì, pronto a spuntare fuori e sempre quando non riesco a prevedere la sua comparsa. E più che un pensiero è un desiderio impellente, un bisogno che forse non riuscirò a sedare.

 

Ridatemi i miei vent’anni!

Non uno di più né uno di meno.

Voglio i miei 20 anni!

 

Chiedo forse troppo da me stessa.

Il fatto è che esattamente domenica scorsa mi è stato fatto un discorso che ha lasciato un segno, profondo:

 

- Cavoli, ma hai vent’anni? Ti facevo più grande! Cioè, non esteticamente, e nemmeno come “maturità”. Intendo proprio sul come ti rapporti alla vita: in modo non ingenuo e più disilluso, come se avessi provato determinate esperienze che ti portano a vedere le cose in un certo modo, diverso da come si vedono a vent’anni! -

 

Così, in una stradina di montagna un neoDottore [!], mi ha letto dentro.

E ci sono miliardi di motivi per cui sto sprofondando in una delle Paranoie più grosse di questi ultimi, stanchi vent’anni. Miliardi e ancora miliardi di pensieri che si affollano uno dietro l’altro e a cui non riesco a dedicare il tempo che vorrei per sviscerarli a fondo.

 

Perché, alla fine, tutti questi pensieri si riconducono al pensiero/desiderio centrale: non importa quanti anni posso dimostrare, non importa come mi rapporto alla vita, non importa se ho vissuto o meno certe esperienze! Mi importa solo che sono stanca e spossata, sono esausta di dimostrare un’età che non sento ancora mia!

 

Ridatemi i miei vent’anni!

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sabato, 21 luglio 2007

Succedono cose strane quando, pur di lavorare, ti ritrovi a far “l’addetta vendita” in un Ipermercato. Forse un dei più grandi della tua provincia, di quelli che vengono invasi [senza nessun eufemismo] al sabato. E quindi il sabato, com’è ovvio, ci devi passare l’intera giornata.

 

Succedono cose strane, dicevo.

Succede che una collega, in un momento in cui l’invasione di carrelli sembra più intensa, guardandoti in faccia ti chieda:

- Ma Klo...che è successo, hai una faccia...

- Niente…son solo stanca :)

-[col suo solito fare scherzoso e ironico, che solo conoscendola capisci] Dai su...lavora lavora!!

 

Le cose strane succedono quando due signore che hanno assistito al pittoresco dialogo, appena giro le spalle, vanno dalla collega e borbottano: “Oh sì...fa proprio bene a spronarli così, i giovani d’oggi non hanno proprio voglia di lavorare!” [tono eccessivamente moralista]

 

Le cose strane succedono quando aguzzo le orecchie al momento giusto e sento tutto. Aspetto che la collega faccia due battute di circostanza e sparisca dietro lo scaffale. Mi avvicino alle signore e con una sorta di ghigno a metà tra lo schizzato e il vendicativo [così me l’han descritto], esclamo:

 

“Scusate tanto, ma non ho potuto fare a meno di sentire. Che i giovani non hanno voglia di lavorare andate a dirlo a chi veramente non ha voglia di lavorare, indipendentemente dalla fascia di età in cui si ritrova. Perché non solo avete offeso me, ma, guardatevi intorno e cercate di stimare l’età dei commessi che lavorano qui dentro, anzi...vi faccio io il calcolo: all’incirca 23-26 anni. Per voi è semplice star qui col vostro carrello e il dito puntato, che subito vi arriva ciò che vi serve, ma non pensate che forse è sabato?! Che la maggior parte delle persone è fuori, in giro a rilassarsi?!

Per fortuna che ci sono i giovani che non hanno voglia di lavorare, solo perché sono in piedi che macinano chilometri dalla mattina. Per fortuna, altrimenti dovrebbe costruirselo da sola il frullatore che sono appena andata a prenderle, con pochissima voglia di lavorare.”

 

E le cose strane succedono ancora, quando il tuo capo ti dice che certo, potevi anche risparmiarti di sbottare così!

E le cose strane continueranno a succedere. Pechè lavoro in un Ipermercato e perchè non riesco a tenere la bocca chiusa. Mai.

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venerdì, 13 luglio 2007
Mi limiterò solamente alla descrizione di due situazioni. Perché commentarle non serve, credo, e in ogni caso qualsiasi commento sarebbe riduttivo. Preferisco che la mente venga aperta da sola alla lettura delle entusiasmanti “avventure” che mi sono piombate addosso negli ultimi due giorni, fatti di insofferenza e critica eccessiva.
Situazioni che molti possono considerare “tipo” ma che a me, a dirla tutta e sinceramente, fanno veramente cadere le braccia [per non dire altro e sfociare nel volgare]. E mi fanno riflettere su come ogni santissima volta io rimanga stupita da determinati comportamenti, nonostante mi capitino ripetutamente. Non posso farci niente, non riesco a immunizzarmi da tutto ciò che rende le persone così chiuse.
 
Non posso farci niente, e ogni volta rimango allibita.
 
Situazione A
Contesto: breve scambio di sms con un’amica X.
X – Caffè stasera?
Io – Guarda, ho appena sentito E., andiamo a bere qualcosa…vieni anche tu?
X – Vabbè, ma avevi detto che ci vedevamo io e te! Facciamo domani?
Io – Scusami se non ho l’agendina mentale, mi son dimenticata. Ho preso un impegno vincolante per la vita? Ma che problema c’è…vieni pure tu!
X – Non c’è bisogno di risentirti così…ci vediamo domani chè ci sono i negozi aperti, ciao!
Io – Va bene, se cambi idea noi ci troviamo alle 9.30 dal tribunale. Ciao!
 
Prima di passare alla situazione B, vorrei mettere un paio d’accenti e specificazioni.
Nei messaggi di X non compare mai un’espressione tipo “guarda, volevo uscire sola con te…” o qualsiasi altro ammasso di parole che mi spiegasse il perché del salto immediato al “facciamo domani”.
Ma forse c’è qualcosa che non va nella MIA struttura mentale, perché per me è stato naturale dire “vieni anche tu”, come per qualcun altro sarà naturale non prendere nemmeno in considerazione la domanda. Faccio persino fatica a centrare il punto focale del discorso. E forse è per questo che ho esordito con “commentarle non serve”. E mi chiedo, rigorosamente da sola, perché diavolo mi son messa pura ad insistere ripetendo più volte “vieni anche tu”...
 
Situazione B
Contesto: breve scambio di messaggio con un’amica Y.
Y – Ti va di uscire stasera?
[ripetuti squilli compulsivi]
Io – Tranquilla, non sono morta. Sono uscita ora da lavoro! Cmq, va bene…qualcosa di tranquillo perché non mi tengono molto le gambe :)
Y – Se sei stanca non importa, facciamo un’altra volta…davvero!
Io – Nessun problema! 9.15 dalla provincia?
Y – So che sei stanca…facciamo domani se non hai voglia o vuoi riposarti, sono sincera…davvero!
Io – Ti ho già detto che per me va bene? 9.15 dalla provincia!
 
E’ davvero qualcosa di strano essere così come davvero si è…TRASPARENTI. E mi rendo conto che la trasparenza ora come ora è qualcosa di troppo sconosciuto e così inavvicinabile da pensare che esista davvero.
Di nuovo, forse, è la mia struttura mentale ad essere distorta. Perché, a me, non sembra poi così assurdo che una volta detta una cosa, quella è, senza che ci sia qualcosa di oscuro dietro. Forse oggi va di moda dire “ok, va bene!” ma pensare “speriamo che dica lei di no”, dire “non sono stanca” e pensare “non mi tengo in piedi, speriamo che insista un po’ così posso dire di no”.
Se sono stanca lo dico. Se non ho voglia di uscire lo dico.
 
Vorrei soltanto che le cose fossero più semplici, che la chiusura mentale fosse abolita da questa città [chiusa per eccellenza. Cos’è più chiuso di un Cuneo?] e che la trasparenza fosse un dato di fatto e non qualcosa di così assurdo da pensare che sia reale.
Chiedo troppo? Forse sì, prefersico pensare che sia la mia struttura mentale a non incastrasi bene con quella degli altri. Almeno so a chi dar la colpa!
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martedì, 10 luglio 2007

Questa notte ho dormito.

Ed è un evento abbastanza eccezionale visto che per esattamente due settimane ho continuato a girarmi nel letto o vagare per una casa tutta addormentata.

 

Ma questa notte sono riuscita a dormire, in pace con me stessa e col mio sonno pacifico.

 

Oggi inizia la mia vertiginosa risalita. Due settimane per star male a causa di una storia [durata appena un mesetto] finita sono più che sufficienti.

Ho toccato il fondo, l’ho raschiato e ora sono pronta a risalire.

E conto di non smettere per un bel po’!

 

[ho già detto che stanotte sono riuscita a dormire?!?]

Oggi il mondo mi sorride, e gli sorrido di rimando. Alla faccia di chi dice che non sono solare...non hai proprio capito un cazzo!

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lunedì, 09 luglio 2007

Il Gelsomino Notturno - G Pascoli

E s'aprono i fiori notturni, 
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari. 
Da un pezzo si tacquero i gridi: 
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di FRAGOLE ROSSE
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra 
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .
È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

In ricordo di un bel pomeriggio e delle parole di un Amico. Vorrei regalartene CENTO di quelle fragole rosse ^_^

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lunedì, 09 luglio 2007

Geniale, surreale e ironico.

Una storia un po’ diversa dalle altre fatta di un’ironia sarcastica e pungente. Di quelle che fanno sorridere e non scompisciare. Di quelle che piacciono a me.

Non un capolavoro, ma adattissimo per una serata in solitaria con la voglia di staccare il cervello.

Perfetto se si vuole smettere di pensare e catapultarsi nella vita di un altro per prendere le distanze dalla propria.

Ripeto, un film geniale: per la trama insolita, per il cast appropriato e per il finale forse un po’ buonista ma perfetto così.

 

[grazie al collega piùAmicochecollega che ancora una volta è riuscito a trovare il particolare giusto per me, quella chicca che ha reso le cose più semplici e leggere :)]

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