Mi limiterò solamente alla descrizione di due situazioni. Perché commentarle non serve, credo, e in ogni caso qualsiasi commento sarebbe riduttivo. Preferisco che la mente venga aperta da sola alla lettura delle entusiasmanti “avventure” che mi sono piombate addosso negli ultimi due giorni, fatti di insofferenza e critica eccessiva.
Situazioni che molti possono considerare “tipo” ma che a me, a dirla tutta e sinceramente, fanno veramente cadere le braccia [per non dire altro e sfociare nel volgare]. E mi fanno riflettere su come ogni santissima volta io rimanga stupita da determinati comportamenti, nonostante mi capitino ripetutamente. Non posso farci niente, non riesco a immunizzarmi da tutto ciò che rende le persone così chiuse.
Non posso farci niente, e ogni volta rimango allibita.
Situazione A
Contesto: breve scambio di sms con un’amica X.
X – Caffè stasera?
Io – Guarda, ho appena sentito E., andiamo a bere qualcosa…vieni anche tu?
X – Vabbè, ma avevi detto che ci vedevamo io e te! Facciamo domani?
Io – Scusami se non ho l’agendina mentale, mi son dimenticata. Ho preso un impegno vincolante per la vita? Ma che problema c’è…vieni pure tu!
X – Non c’è bisogno di risentirti così…ci vediamo domani chè ci sono i negozi aperti, ciao!
Io – Va bene, se cambi idea noi ci troviamo alle 9.30 dal tribunale. Ciao!
Prima di passare alla situazione B, vorrei mettere un paio d’accenti e specificazioni.
Nei messaggi di X non compare mai un’espressione tipo “guarda, volevo uscire sola con te…” o qualsiasi altro ammasso di parole che mi spiegasse il perché del salto immediato al “facciamo domani”.
Ma forse c’è qualcosa che non va nella MIA struttura mentale, perché per me è stato naturale dire “vieni anche tu”, come per qualcun altro sarà naturale non prendere nemmeno in considerazione la domanda. Faccio persino fatica a centrare il punto focale del discorso. E forse è per questo che ho esordito con “commentarle non serve”. E mi chiedo, rigorosamente da sola, perché diavolo mi son messa pura ad insistere ripetendo più volte “vieni anche tu”...
Situazione B
Contesto: breve scambio di messaggio con un’amica Y.
Y – Ti va di uscire stasera?
[ripetuti squilli compulsivi]
Io – Tranquilla, non sono morta. Sono uscita ora da lavoro! Cmq, va bene…qualcosa di tranquillo perché non mi tengono molto le gambe :)
Y – Se sei stanca non importa, facciamo un’altra volta…davvero!
Io – Nessun problema! 9.15 dalla provincia?
Y – So che sei stanca…facciamo domani se non hai voglia o vuoi riposarti, sono sincera…davvero!
Io – Ti ho già detto che per me va bene? 9.15 dalla provincia!
E’ davvero qualcosa di strano essere così come davvero si è…TRASPARENTI. E mi rendo conto che la trasparenza ora come ora è qualcosa di troppo sconosciuto e così inavvicinabile da pensare che esista davvero.
Di nuovo, forse, è la mia struttura mentale ad essere distorta. Perché, a me, non sembra poi così assurdo che una volta detta una cosa, quella è, senza che ci sia qualcosa di oscuro dietro. Forse oggi va di moda dire “ok, va bene!” ma pensare “speriamo che dica lei di no”, dire “non sono stanca” e pensare “non mi tengo in piedi, speriamo che insista un po’ così posso dire di no”.
Se sono stanca lo dico. Se non ho voglia di uscire lo dico.
Vorrei soltanto che le cose fossero più semplici, che la chiusura mentale fosse abolita da questa città [chiusa per eccellenza. Cos’è più chiuso di un Cuneo?] e che la trasparenza fosse un dato di fatto e non qualcosa di così assurdo da pensare che sia reale.
Chiedo troppo? Forse sì, prefersico pensare che sia la mia struttura mentale a non incastrasi bene con quella degli altri. Almeno so a chi dar la colpa!